Specchia: il borgo che respira storia, tra pietra bianca e ulivi millenari
Camminare per il borgo antico di Specchia è come sfogliare un libro di storia vivente, dove ogni vicolo è una pagina e ogni pietra una parola. Arroccato su una collina nel cuore del Salento, questo gioiello – inserito nel club de “I Borghi più Belli d’Italia” e premiato come “Gioiello d’Italia” – non è solo un luogo: è un’emozione che si svela passo dopo passo, tra muretti a secco, archi fioriti e silenzi che profumano di origano.

Un labirinto di luce e ombre
Il centro storico, un intrico di stradine lastricate in bianca pietra leccese, sembra disegnato da un artista rinascimentale. Le case, addossate l’una all’altra come per proteggersi, raccontano secoli di difesa dalle incursioni saracene. I “vicoli a canyon”, stretti e ombrosi, si aprono improvvisi in piazzette dove il sole accarezza palazzi nobiliari con facciate barocche e balconi in ferro battuto. Qui, l’architettura è un dialogo tra poteri antichi: il Castello Risolo (XVI secolo), con le sue torri massicce, guarda dall’alto la delicata Chiesa della Madonna Assunta, esempio di gotico sobrio che nasconde un organo dorato del ‘700.
La pietra che diventa poesia
Specchia è un trionfo di dettagli che parlano di artigianato e devozione:
- Portali scolpiti: animali mitologici, fiori, stemmi di famiglia – ogni ingresso è un racconto in bassorilievo.
- Le “volte a stella”: nei sottopassaggi che collegano i vicoli, i soffitti a crociera creano giochi di luce che sembrano costellazioni.
- Le corti interne: aprite un cancello in legno e troverete giardini segreti con limoni, pozzi antichi e scale esterne avvolte da bouganville.
Il borgo che vive (e non dorme)
A Specchia, il passato non è una reliquia, ma linfa quotidiana:
- Botteghe artigiane: cercate il laboratorio del fabbro che forgia lampade in ferro come nel ‘500, o quello del ceramista che dipinge pumi (decorazioni apotropaiche) con simboli greco-bizantini.
- L’oro verde: il frantoio ipogeo di Piazza del Popolo, scavato nella roccia, testimonia una tradizione olivicola che dura da millenni. Oggi, le aziende locali vincono premi internazionali con oli fruttati e piccanti.
- Feste che uniscono sacro e pagano: durante la Festa di Sant’Antonio (17 gennaio), falò alti come case illuminano la notte, mentre a luglio la Notte Bianca della Pietra trasforma il borgo in una galleria d’arte a cielo aperto.
Perché Specchia è un “gioiello” unico?
- Il silenzio che parla: qui non sentirete clacson o motori, solo il vento che sussurra tra i vicoli e il ticchettio dei passi sulla pietra.
- Vista da leoni: dalla Terrazza degli Ulivi Secolari, lo sguardo spazia fino al mare Adriatico, in un panorama che unisce uliveti argentati, masserie fortificate e il blu lontano dell’orizzonte.
- Autenticità senza filtro: a Specchia non ci sono negozi di souvenir kitsch, ma trattorie dove assaggiare ciceri e tria (pasta e ceci con pasta fritta) e farmacie che profumano ancora di erbe medicinali.
Curiosità che pochi conoscono
- Nel sottosuolo del borgo si nascondono cantine e cripte medievali, alcune trasformate in location per cene a lume di candela.
- La Chiesetta di San Nicola di Myra, piccola e nascosta, custodisce un affresco del XV secolo che ritrae il santo con un volto dolcissimo, quasi umano.
Un invito a perdersi (per ritrovarsi)
Specchia non si visita: si vive. È il piacere di sedersi su una scalinata di pietra con un caffè in mano, ascoltando i vecchi del paese che discutono di politica in dialetto salentino. È la meraviglia di scoprire che il Museo della Radio d’Epoca (sì, esiste!) è ospitato in una casa grotta del ‘600. È la sensazione di essere ospiti, non turisti, in un posto dove il tempo non è denaro, ma dono.
Venite a Specchia quando il sole è basso, quando la pietra bianca si tinge d’oro e le ombre disegnano arabeschi sui muri. Troverete più che un borgo: troverete un’anima.
Specchia non è sulla mappa: è nel cuore di chi la cammina. 🌿✨

























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